
M. Isnardi Parente: scienziati isolati e filosofi ostili alla
scienza

Margherita Isnardi Parente  una studiosa che ha approfondito in
maniera particolare la ricerca sull'et ellenistica. In queste
pagine espone il processo di separazione - e di scontro - fra il
sapere filosofico e il sapere scientifico, individuando in questa
opposizione una delle cause del mancato sviluppo della scienza e,
soprattutto, della tecnica nel mondo antico

1 - [...] Nel mondo antico mancarono alcune condizioni di base per
l'attuazione di una vera e propria rivoluzione tecnologica.
Scienza e tecnica non progredirono mai d'accordo e di concerto; se
guardiamo al mondo ellenistico rileviamo che, pur non mancando in
esso elaborazione di strumenti e inventiva tecnica (un filosofo
quale Stratone, uno scienziato come Archimede, un grande inventore
quale, pi tardi, Erone di Alessandria ne sono esempi eloquenti),
questa inventivit produsse per lo pi novit a livello
intellettuale e aristocratico; tuttavia, se guardiamo al tardo
impero romano, che produsse novit tecniche straordinariamente
importanti come il mulino ad acqua, ci accorgiamo come esso sia
un'et di stagnazione scientifica. Purtroppo la scienza teorica
dell'ellenismo non ebbe alcuna prosecuzione immediata, ed  gi
degno di nota che alcune sporadiche notizie di questa grande
fioritura siano giunte, attraverso testimonianze pi tarde, fino a
noi.
Le nuove condizioni politiche favorirono certo la ricerca,
garantendole sicurezza e continuit; per esempio, ad Alessandria
il Museo cre le condizioni per una nuova figura di dotto, di
ricercatore e scienziato puro, protetto dalle vicissitudini della
vita pratica, e permise l'attuazione del bos theoretiks quale
Aristotele stesso non avrebbe potuto immaginare nel quadro
ristretto della plis. Tuttavia non tutta la scienza e la ricerca
alessandrina si identificano con la vita del Museo o della
Biblioteca di Pergamo, n, se non in singoli casi, i dotti e gli
scienziati del tempo vissero tutta la loro vita all'ombra
protettiva del Museo. Basterebbe l'esempio di un Archimede a
dimostrare che essi, non diversamente da molti filosofi
dell'Accademia platonica, sapevano passare dall'esperienza della
scuola all'attivit nella citt: di Archimede che, tornato a
Siracusa, si rivela capace di applicare i princpi della scienza
all'attivit pratica (mor, com' noto, durante l'assedio di
Siracusa da parte dei Romani, nel 212 avanti Cristo, durante la
difesa di una citt cui aveva offerto il presidio delle sue
invenzioni nel campo della fisica). [...].
2 - La filosofia, di fronte a questo ricco sviluppo scientifico e
culturale, reag negativamente e si irrigid in posizioni talvolta
aspramente polemiche. [...] I filosofi, da parte loro, erano stati
assai aperti nel riconoscere le conquiste della scienza, in
particolare della scienza matematica: si pensi a Platone e ai
filosofi dell'Accademia, che ne facevano un grado di educazione
filosofica strettamente propedeutico a quello della dialettica, e
cercavano di inserire la ricerca geometrica nel loro sistema
cosmologico. Invece i filosofi dell'ellenismo, gli uomini pi
rappresentativi delle nuove scuole che si vennero formando ad
Atene alla fine del secolo quarto - Epicuro, Zenone e Cleante
stoici - furono in posizione di aperta polemica verso la scienza.
Epicuro [...] considerava qualsiasi scienza particolare non solo
irrilevante ma anche dannosa ai fini della formazione filosofica;
egli considerava vana, vuota e presuntuosa ogni ricerca
scientifica fine a se stessa, che non avesse come scopo l'ideale
della liberazione dell'uomo da turbamenti e timori. [...]
L'atteggiamento di Zenone di Cizio e dei suoi successori verso le
scienze fu meno radicale di quello di Epicuro, in quanto gli
Stoici ritenevano che scienze e arti acquistassero valore positivo
se esercitate dal saggio, cio in definitiva dal filosofo stoico,
capace di comprendere l'ordine razionale dell'universo e di
adeguarsi ad esso. Tuttavia il secondo scolarca della Stoa,
Cleante di Asso, condusse un'accanita polemica contro l'astronomo
Aristarco di Samo, accusandolo di empiet per il suo
eliocentrismo: egli sosteneva una teoria cosmologica contrapposta
a quella di Aristarco e rivendicava alla filosofia il diritto di
sostenere una cosmologia razionale, fondata su veri princpi; e
Crisippo, in un'et in cui la medicina - con Erofilo ed
Erasistrato - aveva ormai scoperto la funzione centrale del
cervello nell'organismo umano, oppose con tenace polemica alle
nuove teorie scientifiche la vecchia teoria empedoclea del cuore
come centro dinamico della vita fisica e psichica. Gli scettici
[...] erano in polemica con la scienza non meno che con le altre
correnti filosofiche [...].
Questo atteggiamento prevalentemente anti-scientifico della
filosofia ellenistica non pu essere spiegato semplicemente con
l'affermazione che tale filosofia aveva una impostazione
sostanzialmente pratica e, tutta volta a individuare il fine
pratico della vita umana, rifuggiva dal sistematismo teorico. Ci
 vero solo in parte: se l'esigenza etica si accentu fortemente
in seno ad essa,  pur vero che ai cultori delle scienze i
filosofi di questo periodo intendevano opporre (se si eccettuano
naturalmente gli scettici, in virt del radicalismo della loro
posizione) un diverso quadro dell'universo fisico, fondato su
princpi assai precisi

 (M. Isnardi Parente, La filosofia dell'Ellenismo, Loescher,
Torino, 1977, pagine 11-15)

